The dog star – le stelle dopo la fine

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The dog star – le stelle dopo la fine
Un thriller epico e avvincente ambientato in un mondo in cui la sopravvivenza è un istinto
The dog star – le stelle dopo la fine
Regia: Ridley Scott
Cast: Jacob Elordi, Margaret Qualley, Josh Brolin, Guy Pearce, Allison Janney
Genere: Azione drammatico
Durata: 118 min. - colore
Produzione: USA (2026)
Distribuzione: Walt Disney
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Il mondo è stato falcidiato da una micidiale influenza e la civiltà è collassata. Ora resistono solo piccoli gruppi di sopravvissuti o feroci branchi nichilisti. Hig era un meccanico, con una moglie incinta che il virus gli ha portato via. Rimasto solo con il cane Jasper, ha trovato modo di fare squadra con il disincantato survivalista Bangley, un ex marine deciso a difendere il suo territorio ossia un deposito aereo. Hig sa pilotare un piccolo Cessna, che usa per sorvegliare il loro rifugio, ma dalla radio del velivolo ha ascoltato un messaggio proveniente da Grand Junction, abbastanza vicina da essere raggiunta in volo, però rimanendo senza il carburante per il ritorno. Sarà un fatto tragico a spronare Hig a sfidare la sorte e dirigersi verso una comunità dove spera di ritrovare la speranza. Lungo il tragitto incrocerà la tenuta di un altro uomo ferocemente difensivo e di sua figlia, che aveva studiato medicina prima della fine del mondo, durante la quale ha perso il giovane marito.

Ridley Scott, arrivato al trentesimo film, firma con The Dog Stars – Le stelle dopo la fine un’opera che sa di déjà vu, dove la sola cosa originale è nell’uso delle location italiane.

Le molte scene rurali di questa storia americana sono state infatti girate tra il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia, oltre che in Abruzzo e nel Lazio, mentre quel che resta di Denver è stato ripreso a Roma, all’EUR. Il film ha così un tocco visivo peculiare, ma lo scenario purtroppo non basta a superare i limiti di un filone di storie che abbiamo visto e continuiamo a vedere innumerevoli volte. Rispetto a The Walking Dead, The Last of Us e 28 anni dopo, qui manca una mutazione che crea dei feroci zombie, ma se i branchi di sopravvissuti sono raccontati come dei pazzi in preda a una esaltazione distruttiva non fa differenza. Anzi, il rapporto con le altre comunità antagoniste di sopravvissuti è senz’altro più approfondito nei titoli citati, e persino i folli Jimmy di 28 anni dopo – Il tempio delle ossa ricevono una maggiore attenzione e sviluppo rispetto a questi invasori che si muovono, e vengono abbattuti, come nemici di un videogame.

Il romanzo omonimo di Peter Heller da cui è tratto il film è datato 2012 e già allora quel tipo di immaginario era consunto, tanto che, per distanziarsene, Heller limitava gli scontri contro gli invasori (Scott ne aggiunge uno e ne amplia altri) e anche il numero degli attaccanti. Il film, sceneggiato dal prolifico Mark L. Smith (Twisters e le due serie Tv American Primeval e Untamed per restare agli ultimi due anni), accentua ancora di più il superomismo di Bangley l’ex-marine e aggiunge predoni a cavallo, oltre a un altro bizzarro confronto armato. Quest’ultimo vorrebbe essere il momento più stilizzato e spiazzante, ma sembra solo la versione in sedicesimo di Snowpiercer, dove una comunità si ostina grottescamente a mantenere il precedente ordine sociale, con improduttivi borghesi e classe operaia-intellettuale a loro asservita. Lo spaesamento di queste scene, rispetto al tono quasi bucolico di buona parte del resto del film, è una piccola scossa, ma si risolve in modo affrettato.