L’ULTIMA MISSIONE – PROJECT HAIL MARY
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Risvegliatosi dopo un lungo coma farmacologico su una astronave, superato lo shock, un uomo inizia a ricordare chi è e come è finito lì. Si chiama Ryland Grace ed è un insegnante di scienze in una scuola media, ma in passato era un ricercatore universitario di biologia, con teorie controcorrente che l’hanno ostracizzato, tanto da portarlo a lasciare l’accademia. Ora il Sole sta rapidamente perdendo energia, a causa di microscopici alieni detti astrofagi, e le sue teorie su forme di vita alternative ottengono l’attenzione di Eva Stratt. A capo di una unità di crisi internazionale, che cerca di scongiurare una prossima glaciazione, Eva recluta Ryland e gli dà l’occasione di studiare gli astrofagi. Quindi gli affida il ruolo di astronauta scientifico in una missione diretta verso l’unica stella vicina che gli alieni, misteriosamente, non stanno prosciugando. Ryland sarà il solo sopravvissuto dell’equipaggio, ma arrivato a destinazione troverà un “collega”: un extraterrestre giunto in cerca della soluzione al medesimo problema.
L’ultima missione: Project Hail Mary è tratto dal terzo romanzo dello scrittore di “The Martian”, Andy Weir, e propone nuovamente una fantascienza con l’accento sulla scienza, questa volta però in chiave più favolistica.
Gosling è al centro di ogni scena e può sfoggiare sia il suo charme da star hollywoodiana, sia la sua passione per la commedia fisica; il film infatti non manca di momenti slapstick, in particolare nelle scene a gravità zero, diverse dal consueto algido fluttuare di tante altre opere sci-fi. A dare una particolare concretezza a queste scene contribuisce che tutti gli ambienti dell’astronave siano stati ricostruiti in studio: il film infatti non si è avvalso di riprese su Green Screen e, per le scene più spaziali con Gosling, ha usato un teatro di posa con grande schermo LCD e illuminazione dinamica sull’attore, non quindi affidata alla sola postproduzione. L’alieno “Rocky” è a sua volta una creatura analogica, un animatronic animato da marionettisti e solo ritoccato in CGI, un partner quindi concreto per l’interpretazione del protagonista. Del resto la dinamica tra il suo personaggio e il roccioso alieno è al centro della seconda parte del film, che diventa così un’opera sulla collaborazione e la speranza.

