LA PICCOLA AMELIE

PROGRAMMAZIONE
TERMINATA
LA PICCOLA AMELIE
LA PICCOLA AMELIE
(Amélie ou la métaphysique des tubes)
Regia: Liane-Cho Han Jin Kuang, Mailys Vallade
Cast: -
Genere: Animazione
Durata: 75 min. - colore
Produzione: Francia (2025)
Distribuzione: Lucky Red
VEDI
TRAILER

In principio era il nulla. E Dio vide che questo era un bene: il nulla lo appagava totalmente e Dio non sentiva il bisogno di muoversi né di comunicare. Dio, altrimenti detto “il tubo”, per il modo in cui cibo e liquidi attraversano il suo corpo senza impedimenti, altri non è che la piccola, piccolissima Amélie, nei giorni della sua prima infanzia in Giappone. La sua vera nascita, intesa come l’uscita dallo stadio vegetale e da un’invidiabile stato di atarassia, avviene alla benemerita età di due anni e mezzo, nel 1970, grazie all’assaggio di un pezzetto di cioccolato bianco belga, portato nel paese del Sol Levante dalla nonna materna. Il piacere che ne deriva conferisce alla bambina la motivazione per vivere e per sviluppare una memoria delle cose: quella memoria che, anni dopo, l’Amélie adulta metterà per iscritto nel libro “Metafisica dei tubi”.

La piccola Amélie è la trasposizione fedele di quei ricordi colorati e sformati dalle iperbole, dalle metafore e dai paradossi che caratterizzano lo stile e la verve dei libri di Amélie Nothomb.

Le uniche libertà che il copione del film si prende rispetto all’autobiografia creativa dell’autrice sono motivate dalla necessità di impostare un minimo conflitto drammaturgico (attorno al personaggio della seconda governante, Kashima-san che qui diventa la padrona di casa) e di dare coerenza alla centralità del punto di vista dell’infante Amélie, orchestrando un racconto dedicato totalmente alla stagione dei primi tre anni di vita, lasciando dunque fuori gli episodi di cui è protagonista il padre o i commenti col senno di poi. Ma la rimodulazione è minima.

L’amore per la devota Nishio-san, la certezza del bébé di essere giapponese, la convinzione che il suo Paese d’elezione abbia scelto la carpa come simbolo del mese di maggio, dedicato ai ragazzi, perché emblema della bruttezza del loro genere sessuale: tutto il meglio dell’ironia del libro è trasfuso nel film, che fa infatti un uso massiccio e giustificato della voice over, e diventa un inno tragicomico ad una stagione pre consapevole della vita, in cui ci si muove sulla Terra e tra i parenti come extraterrestri curiosi, ancora sprovvisti di un manuale di istruzione.