I figli della scimmia
Dario è padre di un bambino disabile, al quale dedica ogni cura e attenzione, ed ha un bellissimo rapporto con il figlio adolescente di suo fratello. Nel crescente legame con il nipote ritrova il figlio che avrebbe voluto avere, e assume il ruolo del padre che avrebbe potuto essere. Un gioco di proiezioni e desideri inespressi che finirà per incrinare l’equilibrio interiore di Dario e travolgere l’intera famiglia.
Esordio nel lungometraggio di finzione di Tommaso Landucci che porta tutta la sua delicatezza e profondità nel raccontare un conflitto familiare e, soprattutto, le difficoltà genitoriali legate al mondo della disabilità.
La sceneggiatura infatti, firmata dal regista e da Damiano Femfert, che ha vinto numerosi premi tra cui il Solinas, lavora su quel particolare aspetto che può verificarsi all’interno delle famiglie, ad esempio tra un padre o una madre, allorquando si inizia a preferire un figlio all’altro, un nipote a un figlio e via discorrendo.
In questo caso il motivo scatenante per il protagonista Dario, interpretato con grande controllo da Riccardo Scamarcio che è anche nella compagine produttiva, è il figlio piccolo disabile a cui non fa certo mancare nulla, nessuna sua attenzione e a cui si dedica quasi come un soldatino, sembrerebbe un po’ per dovere. Giorno dopo giorno però il rapporto con il nipote adolescente, Giacomo, il figlio di suo fratello Roberto (Fausto Russo Alesi), diventa sempre più forte perché su di lui trasferisce evidentemente le attese di un padre. Con lui può riesumare la moto da trial, una Sherko di piccola cilindrata, di quando era ragazzo e costruire così dei momenti privilegiati ed esclusivi – anche delle gare dove non risponde negativamente a chi gli dice che suo ‘figlio’ gli somiglia – che iniziano a farlo allontanare dal lavoro e dal figlio vero. Giacomo diventa dunque il figlio immaginato e desiderato che non ha potuto avere.

