FINALE A SORPRESA

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FINALE A SORPRESA
Una commedia sulla feroce rivalità tra due attori con un talento enorme ma un ego ancora più grande.
FINALE A SORPRESA
(Official competition)
Regia: Mariano Cohn, Gastón Duprat
Cast: Penélope Cruz, Antonio Banderas, Oscar Martínez, José Luis Gómez, Manolo Solo
Genere: Commedia
Durata: 114 min. - colore
Produzione: Spagna (2022)
Distribuzione: Lucky Red
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Giunto ad una veneranda età ma ancora assetato di gloria, l’imprenditore Humberto Suarez vorrebbe legare il proprio nome ad un’opera destinata a restare nella storia. Subito ha pensato ad un ponte, poi è stato attraversato da un’idea migliore: un film. Un capolavoro cinematografico. Finanzierà ogni cosa, ma esige il meglio: il romanzo di un premio Nobel, la regista più in auge del momento, gli interpreti più bravi. L’eccentrica, elegantissima, visionaria Lola Cueva dirigerà dunque Félix Rivero e Ivàn Torres nel ruolo di Manuel e Pedro, fratelli di sangue e rivali in amore, in una tragedia che non risparmia colpi di scena.

È invece senza dubbio una commedia quella in cui si misurano ancora una volta Gastón Duprat e Mariano Cohn, su sceneggiatura di Andrés Duprat, ma sarà bene prestare attenzione a quell’immagine di apertura, un clown triste, per ricordare che la commedia non esclude la ferocia né il dramma, al contrario: si può nutrire di essi.

Dopo il brillante e intelligente Il cittadino illustre, sul mondo della letteratura, i due filmmaker argentini prendono la mira direttamente sul mondo del cinema, armati di bisturi e senza guanti. Si comincia con un’esilarante sessione di lettura del copione, perfetta introduzione ai caratteri dei personaggi principali: abbronzato, volgarotto, apparentemente vanesio il Félix di Antonio Banderas, che flirta con Hollywood e innamora ogni minuto una femmina diversa; intellettualoide, moralista, cultore della parola anziché dell’immagine, l’Ivàn Torres di Oscar Martinez, vecchia gloria del teatro (il sipario è spesso lo sfondo delle inquadrature che lo riguardano) oggi convertitosi alla pratica frustrante ma necessaria della trasmissione del suo sapere artistico tramite l’insegnamento. Ivàn e Félix non si stimano e non si sopportano, ma hanno una cosa in comune: si prendono entrambi esageratamente sul serio. Il loro ego è senza fine. Ammezzerebbero per primeggiare. La ciliegina sulla torta? Lola, la regista, non è da meno: per tirar fuori dai suoi due modelli la performance migliore che sono in grado di offrire è disposta a tutto, e li provoca e li manipola in ogni modo, gettando benzina sul fuoco della loro già incendiaria rivalità.

I livelli si sovrappongono e confondono, realtà e finzione del mestiere dell’attore si mescolano in un esercizio di stile e di virtuosismo, ed è subito spettacolo nello spettacolo (sullo spettacolo): si resterebbe all’infinito a guardare il trio Cruz-Banderas-Martinez recitare la parte di chi recita una parte, e intanto a sentirli parlare d’arte, se in maniera seria o buffonesca, se con snobismo o sincerità, non è dato distinguere: tutto è vero e tutto è falso, è la regola del gioco. Ma il film è anche tutto qui, in quest’unica idea, potenzialmente infinita, appunto, ma sempre uguale a se stessa.

Così, nella seconda parte, Finale a sorpresa si perde un po’, e sembra camminare su e giù per le strade già percorse del labirinto che si è costruito addosso. Ridiamo di meno, ma forse è un effetto voluto, perché il clown – ce lo avevano detto- è una figura triste, disperata, terminale.