ELLIE E LA CITTA’ DI SMERALDO
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Ellie è una ragazzina perennemente attaccata al suo cellulare e a Internet che, come dicono i suoi genitori, “vede tutto in pixel”. Mamma e papà la portano in vacanza con la loro roulotte proprio nel tentativo di allontanarla dallo schermo del device, ma Ellie si ribella e desidera fortemente allontanarsi da loro. Una “tempesta maligna” si scatena sulla famiglia e separa la roulotte, dove si sono rifugiati Ellie e il suo jack russell Toto, dall’automobile dei genitori. La roulette viene trasportata dal tornado fino ad un luogo lontano, la Terra Blu, dove regna la perfida strega che ha scatenato quel “turbine malvagio che tutti gli uomini annienterà”. Ma qualcosa è andato storto e la strega cattiva è scomparsa, lasciando dietro di sé il suo bene più prezioso: un paio di magiche scarpette d’argento. Ellie, che in mezzo al turbine ha perso le sue sneaker, indossa quelle scarpette e viene, celebrata dal popolo della Terra Blu come loro nuova regina. Ma il suo desiderio ora è tornare a casa, e per farlo dovrà percorrere il Sentiero dorato verso la Citta di smeraldo, nonché aiutare tre creature del regno a realizzare i loro sogni più cari.
Se questa trama suona familiare è perché Ellie e la Città di smeraldo segue la falsariga del classico per l’infanzia “Il mago di Oz” di L. Frank Baum, già più volte portato sul grande schermo a cominciare dal classico film del 1939 firmato da Victor Fleming fino alla recente saga di Wicked diretta da Jon Chu e basata sul musical di musical di Winnie Holzman e Stephen Schwartz, passando per The Wiz di Sidney Lumet, a sua volta basato sul libretto di William F. Bown.
La novità è che questo nuovo adattamento è realizzato da un team creativo interamente russo basandosi sulla versione slava del romanzo di Baum, ed è l’inizio di una saga produttiva, di cui questo primo capitolo si conclude prima che Ellie incontri “il grande e terribile mago Goodwin”, ovvero la versione attualizzata del Mago di Oz. Lungo il suo percorso Ellie, accompagnata da fedele Toto, incontrerà ovviamente lo Spaventapasseri, l’Uomo di latta e il Leone codardo, che dovrà aiutare a trovare rispettivamente cervello, cuore e coraggio, ma anche le inedite streghe Gingema e Bastinda, la Maga buona Filina, la Sempre Giovane Fata Stella, l’uccello Grachicrac, il mastichino Urfin, un orco mangia bambini, le tigri dai denti di sciabola, la regina dei topi Ramina e via elencando.
La principale qualità di questa versione del Mago di Oz è l’utilizzo di effetti speciali dal look vintage ma dalla grande potenza evocativa e la capacità del regista Igor Voloshin, attore, regista e coreografo teatrale in Russia, di gestire in modo interessante le scene d’azione, soprattutto una memorabile battaglia su un ponte fatiscente sempre sul punto di crollare, conservando qualcosa di magico che fa assomigliare il suo film più a un pop up book che a una produzione cinematografica.
Voloshin sembra muoversi con disinvoltura all’interno del genere fantasy, aggiungendo alla sua regia anche un tocco di fiaba russa tradizionale. Per i piccoli spettatori italiani potrà essere una piacevole sorpresa scoprire un modo visivamente piuttosto retrò di raccontare un classico della letteratura finora monopolizzato dal cinema anglosassone, e il collegamento fra il mondo arcaico delle favole russe e la modernità di Ellie, che anche sul sentiero dorato non molla il suo cellulare benché ovviamente non trovi mai campo, potrà divertire anche i loro genitori.

