Digger

SPETTACOLI dal 1 al 7 ottobre
CINEMA ESPERIA - Via Roma, 25, 06083 Bastia Umbra, Italia - Tel. 340 521 4937
giovedì 1
  • 18:30
  • 21:15
venerdì 2
  • 18:30
  • 21:15
sabato 3
  • 16:00
  • 18:30
  • 21:15
domenica 4
  • 16:00
  • 18:30
  • 21:15
lunedì 5
  • CHIUSURA SETTIMANALE
martedì 6
  • 18:30
  • 21:15
mercoledì 7
  • 18:30
  • 21:15
  - VERSIONE ORIGINALE CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO
Digger
Evita la catastrofe o ti scavi la fossa.
Digger
(Digger)
Regia: Alejandro G. Iñárritu
Cast: Tom Cruise, Jesse Plemons, John Goodman, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg
Genere: Azione, Avventura, Commedia
Durata: 129 min min. - colore
Produzione: USA, Gran Bretagna, Messico (2026)
Distribuzione: Warner Bros Italia
VEDI
TRAILER

Digger Rockwell è un magnate del petrolio, la sua fortuna di famiglia ha antiche radici, ma Digger ha continuato a espandere la sua influenza, è in rapporto diretto con il Presidente degli Stati Uniti e al corrente di informazioni del tutto riservate. Quando le operazioni dei suoi pozzi tra i ghiacci della Groenlandia scatenano un terribile incidente, la crisi minaccia di investire gran parte dell’Europa settentrionale, alterando gli equilibri del mondo intero e – naturalmente – non è che l’inizio. Affidandosi al solo scienziato che ha il coraggio di dirgli in faccia le cose come stanno, ossia il Dottor Ganesh, Digger cerca di raddrizzare la situazione, ma di fronte alle forze di madre natura nulla possono le armi dell’esercito statunitense né i media manipolati dalle AI. Digger riconoscerà il suo ruolo nella catastrofe, ma senza rinunciare a dire che egli è il mostro che hanno creato gli Stati moderni, con la loro inesauribile sete di petrolio.

Satira sull’apocalisse ambientale Digger, il nuovo film di Alejandro G. Iñarritu, è anche un chiaro tentativo di far vincere l’Oscar a Tom Cruise.

Operazione che al regista era già riuscita con Leonardo Di Caprio in Revenant e che viene qui tentata attraverso una interpretazione trasformativa, dove Tom Cruise torna a essere irriconoscibile, invecchiato, imbruttito e ingrassato come non lo vedevamo dai tempi di Tropic Thunder e allo stesso tempo tanto esaltato e spregiudicato come in Magnolia. O meglio così appare nella prima parte del film, che poi con un colpo di scena rivela una natura più stratificata, della quale però non parleremo, se non per dire che Tom Cruise ha modo di sfoggiare altri registi della sua recitazione, decisamente più naturalistici.

Iñarritu continua del resto la collaborazione con lo sceneggiatore Nicolás Giacobone, che ha preso il posto di Guillermo Arriaga come suo sodale fin da Biutiful, e in Digger i due tornano alla satira sul teatro della vita, già praticata in Birdman, qui però con un tema decisamente più importante e con molti riferimenti alla contemporaneità (a partire dalla Groenlandia).
Al fianco del regista c’è ancora una volta il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki, detto Chivo, indubbiamente tra i migliori artisti della luce al mondo, che in Digger ha abbracciato diverse sfide, tra cui l’uso delle miniature e del sistema di ripresa VistaVision (già riportato recentemente in auge da Paul Thomas Anderson per Una battaglia dopo l’altra). Questa tecnica limita, con rulli di dieci minuti al massimo di durata, la lunghezza dei piani sequenza, infatti il monologo con cui Tom Cruise cerca l’Oscar dura proprio 10 minuti. Inoltre il sistema ha un impatto sulla resa dei colori e rende le macchine da presa più rumorose, oltre che ingombranti, tutte difficoltà tecniche che Lubezki ha egregiamente risolto, realizzando ancora una volta un film visivamente virtuosistico. In questo ha ricevuto un grande aiuto dalla cura con sui sono stati realizzati, nello studio del maestro Simon Weisse di Berlino, i diorami che fanno in alcuni passaggi da sfondo alle scene, interamente girate nei set di Pinewood. Inoltre la scenografia ha pure un ruolo importantissimo, perché fin da subito introduce l’elemento dell’umidità e del decadimento degli ambienti, che inizialmente sembra una metaforica libertà d’artista, qualcosa di fuori posto e quindi di simbolico. Il grigiore assoluto con il quale è rappresentato il parlamento europeo, tanto nell’ambiente quando nei costumi e negli uomini e donne chiamati a fare da figuranti, è poi impressionante risultato di uno sforzo congiunto di tutti i reparti, coordinati dalla direzione delle luci di Lubezki.

In questa scena in particolare però il film risulta schematico e banale: l’America è ancora una volta una terra di eccessi e di ignoranza ma vitale, mentre l’Europa è un luogo spoglio di energia. Tanto si vuole far apparire controversa e illuminante la figura di Digger, che per contrasto la si circonda di oscuri funzionari senza personalità – e di presidente matto interpretato da John Goodman che crede di essere causa dei mali della Nazione per via dei mali del suo corpo, come fosse un Re menomato del leggendario ciclo arturiano, il “Re pescatore”. La vera controparte di Digger, quasi il suo “antagonista”, non è infatti un politico, bensì un uomo di scienza che, secondo una retorica più à la page è di colore e di origine indiana – però, si badi, sempre con cittadinanza americana.