Quello che i social non dicono – the cleaners

PROGRAMMAZIONE
TERMINATA
Quello che i social non dicono – the cleaners
Uno sguardo sull'oscuro e sotterraneo mondo di Internet da cui vengono rimossi i contenuti più discutibili
Quello che i social non dicono – the cleaners
(The cleaners)
Regia: Hans Block, Moritz Riesewick
Cast:
Genere: documentario
Durata: 90 min. - colore
Produzione: Germania, Brasile, Italia (2018)
Distribuzione: I Wonder Pictures
VEDI
TRAILER

Lo dicono gli studi di sociologia e filosofia, lo approfondiscono Zygmunt Bauman, Jaron Lanier e innumerevoli altri. Ma ancor di più ci aiutano a comprenderlo l’andamento di molte tornate elettorali o i meccanismi con cui oggi viene fabbricato il consenso di massa. Il mondo dei social network non assomiglia nemmeno lontanamente a quello che credevamo potesse divenire il mondo della Rete alla fine degli anni 90. Dove allora si parlava di condivisione e di spazi infiniti a disposizione dell’offerta culturale, di un sapere sterminato e libero, oggi è una questione di controllo, influenza, visibilità. L’universo regolato dalla logica della popolarità e dalle tecniche esasperate per ottenerla, quello di un celebre episodio di Black Mirror, è intorno a noi: Google, Facebook o Twitter hanno contribuito a renderlo ciò che è e tuttora osservano quel che accade, incuranti dell’impatto sull’ecosistema della specie umana. The Cleaners indaga su questo, concentrandosi sulla componente più sommersa e meno nota del mondo dei social network.

I documentaristi tedeschi Hans Block e Moritz Riesewieck intendono mostrarci volto e personalità delle persone incaricate di ignorare o rimuovere i contenuti postati su Facebook o YouTube e segnalati come nocivi da utenti del social network.

Lo spettatore non vede quasi mai questi video o queste immagini, ma ne intuiamo la natura o ascoltiamo il disturbante resoconto verbale degli esaminatori. Si tratta di video di suicidi tentati o realizzati, di immagini pedopornografiche o che inneggiano a pulizia etnica; o ancora di video di decapitazioni da parte dell’ISIS. Materiale di scarto del pensiero umano, morboso, scabroso, non filmabile; qualcosa che rifiutiamo, di cui preferiamo ignorare l’esistenza. E che lavoratori perlopiù filippini sono obbligati a visionare come in una catena di montaggio, arrivando a vagliare qualcosa come 25.000 immagini al giorno per decidere cosa ignorare e cosa cancellare. Talora riportando conseguenze psichiche irreversibili.

The Cleaners racconta questo, tracciando un filo invisibile che collega lo sfruttamento e insieme l’assurdità di affidare contenuti delicati a una sorta di commissione di censura inadeguata: in un caso chi deve decidere non sa distinguere un torturatore dell’esercito americano da un membro dell’ISIS, in un altro giudica in base al proprio credo religioso quel che è lecito e quel che non lo è. Il passo successivo, ossia l’astrazione che porta a osservare i social network nel loro complesso e il loro impatto su vasta scala – l’elezione di Trump, la caccia all’uomo che si è scatenata in Myanmar contro i Rohingya, già raccontata da Schroeder in Il venerabile W. – è una logica conseguenza, che The Cleaners illustra senza giri di parole.