Manta Ray

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Manta Ray
La storia di un uomo che comincia a vivere come il suo salvatore. Il film è stato premiato al Festival di Venezia.
Manta Ray
(Manta Ray)
Regia: Phuttiphong Aroonpheng
Cast: Wanlop Rungkumjad, Abhisit Hama, Rasmee Wayrana
Genere: Drammatico
Durata: 105 min. - colore
Produzione: Francia, Thailandia (2018)
Distribuzione: Mariposa Cinematografica
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In un villaggio sulle rive del mare, un giovane pescatore trova un uomo ferito, a cui presta soccorso e con cui sviluppa un legame tacito. Perché Thongchai, come lo chiama il pescatore assegnandogli il nome di una pop star tailandese, non parla. Forse muto o forse traumatizzato da un dolore lontano, Thongchai si lega profondamente al pescatore che un giorno prende il mare e non fa più ritorno. Rimasto solo, Thongchai assume progressivamente la vita del pescatore. Ma il mare restituisce sempre.

Le grandi foreste della Tailandia, verdi e lussureggianti, oscure e penetrate dalla luce, abitate da bestie selvagge e creature fantastiche, echeggianti di suoni inquietanti e di voci divine, nutrono il film di Phuttiphong Aroonpheng e costituiscono il suo décor principale.

Contrappunto alla città, come nel cinema magico di Apichatpong Weerasethakul, la giungla per il giovane autore è il regno dei sogni e dei fantasmi, il tempio segreto di forze invisibili, il terreno fertile del suo immaginario. E ancora. In Manta Ray diventa il motore che regola la circolazione tra il regno dei vivi e dei morti, tra l’umano e l’animale, tra l’ombra e la luce. Niente di quello che vediamo sembra scappare al suo filtro creando mondi nuovi e alternativi. Tra questi mondi si muovono i due protagonisti, in un eterno alternarsi di ruoli e di riattivazione delle memorie. Due uomini che sono uno solo dentro notti di veglia e fluorescenza, che dona al film l’allure di un’installazione d’arte contemporanea.

Trip dispensatore di languori e melodie, Manta Ray invita al viaggio e al cuore di una notte tropicale rifulgente di luci dell’altro mondo. Luminarie dai cromatismi cangianti che procurano un effetto fisico che passa da una sensualità inusitata a una potenza zen incomparabile. Ma allo stesso tempo Manta Ray è anche mentale e politico, in presa diretta con la realtà del suo paese. Phuttiphong Aroonpheng, regista sciamano, sa incantare il reale al contatto con un immaginario libero e ipnotico. Combinando voluttà, desiderio, piaga, consunzione, macerazione dei corpi e trasmigrazione delle anime, Manta Ray pesca sotto i rami e i crepitii della giungla un distillato splendido di misteri, inscritti nella cultura nazionale e nelle leggende popolari.