Genitori quasi perfetti

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Genitori quasi perfetti
Una tragicommedia dal forte impianto teatrale sull'ipocrisia e la fragilità dei rapporti umani
Genitori quasi perfetti
(id)
Regia: Laura Chiossone
Cast: Anna Foglietta, Paolo Calabresi, Lucia Mascino, Marina Rocco, Elena Radonicich
Genere: Commedia
Durata: 90 min. - colore
Produzione: Italia (2019)
Distribuzione: Adler
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Simona Riva è una mamma single con un figlio, Filippo, giunto all’ottavo compleanno: dunque bisogna organizzare la festa con gli amichetti della scuola, e Simona si dedica anima e corpo all’impresa di ospitare una manciata di ragazzini scalmanati con i rispettivi genitori. Ed è il campionario degli adulti quello più variegato: la coppia di ferro politically correct convinta di avere la verità in tasca; il mammo disoccupato certo che il modo migliore per crescere un bambino sia restare al suo livello; l’estetista ipersessuata che talvolta si sente soffocare; il manager neoseparato che non ha tempo per la famiglia; e infine la mamma arcobaleno. Allacciate le cinture: la festa del piccolo Filippo rischia di trasformarsi in una cena delle beffe.

Laura Chiossone, regista di ampia esperienza sia teatrale che pubblicitaria, fa seguire al suo debutto indipendente (Tra cinque minuti in scena) questa tragicommedia che, fin dal titolo, rivela i suoi punti di riferimento.

I punti di riferimento sono la webcom Una mamma imperfetta, che aveva come protagonista quella Lucia Mascino che in Genitori quasi perfetti interpreta la “nazivegana” Ilaria, e il campione di box office Perfetti sconosciuti, che contava fra i suoi protagonisti Anna Foglietta, qui nel ruolo di Simona.

Ci sono almeno altre due pietre di paragone cinematografiche italiane: Il nome del figlio e Dobbiamo parlare, a loro volta debitori di Le Prénom e Carnage. Questo per sottolineare che la confezione filmica di Genitori quasi perfetti rientra pienamente in quel genere di commedia dal forte impianto teatrale in cui i rapporti umani si sgretolano rapidamente quando le maschere sociali si abbassano, ma anche per rilevare che l’estetica del film è il suo punto debole, in quanto rispecchia perfettamente (se vogliamo usare il termine ricorrente in questo gioco di domino) tutti gli esempi italiani citati.

Ciò che distingue in positivo l’opera seconda di Chiossone è invece la scelta dei soggetti protagonisti – i nuovi genitori, “bestiario” contemporaneo davvero sui generis – e la qualità della scrittura di Renata Ciaravino e Gabriele Scotti, anche loro di consumata esperienza teatrale, che fotografa esattamente alcuni tipi umani non ancora così ben raccontati al cinema.